Architetture civili di Napoli

Nel corso della sua storia, per il suo clima mite e per la sua felice posizione al centro di una baia di indiscusso fascino, Napoli e il suo circondario sono stati più volte scelti anche come luogo di villeggiatura.
Come confermano le rovine di Posillipo, i primi a scoprirla ufficialmente sotto questa veste furono i romani; successivamente, anche tutte le altre dinastie straniere videro in Napoli anche un luogo di vacanza, incrementando in maniera considerevole l’edificazione di sontuose ville entro e fuori le mura.
L’edilizia civile in epoca medievale risentì ampiamente delle numerose guerre e dell’incertezza politica del periodo; successivamente, la classe di feudatari che si andò costituendo con l’instaurarsi della monarchia e che andò a trasferirsi progressivamente in città dopo l’avvento della dinastia angioina, iniziò ad edificare dimore e palazzi nobiliari anche con l’intento di prender parte alla vita di corte.
Nel periodo dell’Umanesimo numerose furono le testimonianze di palazzi lasciate in città, in particolare da artisti catalani e, a partire dal XV secolo, più marcata fu invece l’impronta toscana caratteristica dell’edilizia civile rinascimentale riletta in chiave locale. Furono gli anni in cui si ebbe la fioritura più cospicua di palazzi nobiliari. Grazie all’espansione a ovest, che portò alla nascita dell’odierna via Toledo, fu attirata così l’attenzione di molti nobili stranieri nell’accaparramento di uno spazio lungo la nuova arteria cittadina.
La fioritura più cospicua di edifici si ebbe tuttavia nel periodo del barocco, tra il XVII e XVIII secolo, con l’edificazione di nuovi palazzi o con i rifacimenti delle facciate di quelli preesistenti. A questo periodo risalgono infatti le tre grandi residenze regie intra-muros (quella centrale di piazza del Plebiscito e le due più esterne di Capodimonte e Portici). Ancora, sempre nel corso della metà del XVIII secolo, nell’ambito del programma di rinnovamento edilizio del nuovo re Carlo di Borbone, fu costruito il real Albergo dei Poveri, paragonabile in dimensioni alla Reggia di Caserta. Dopo l’unità d’Italia, sul finire del XIX secolo, si avviò il grande progetto del risanamento di Napoli, che prevedeva l’abbattimento di intere zone e l’edificazione di nuovi edifici, anche di notevole pregio come la galleria Umberto I.
Dopo il razionalismo italiano, periodo in cui si realizzarono importanti strutture come il nuovo palazzo delle Poste, negli anni novanta venne inaugurata un’intera cittadella di grattacieli, la prima d’Italia e dell’Europa meridionale, ossia il centro direzionale di Kenzō Tange, alla cui realizzazione parteciparono architetti di fama internazionale come Renzo Piano.
Napoli, sebbene molto meno rispetto al passato, è inoltre ricca di fontane: la fontana del Gigante, la fontana del Sebeto e la fontana del Nettuno sono importanti esempi di epoca barocca, mentre la più vasta è la fontana dell’Esedra (900 m²) di Carlo Cocchia e Luigi Piccinato che si sono ispirati alla settecentesca fontana della Reggia di Caserta.
Molto numerose invece le scale storico-monumentali della città (più di 200). Esse costituiscono un vero e proprio elemento distintivo dell’urbanistica partenopea, ve ne sono di varie forme e dimensioni disseminate su tutto il territorio del centro storico: la Pedamentina a San Martino, la scalinata del Petraio, la monumentale scalinata di Montesanto, ecc..

Fonte: Wikipedia

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